vaffanculo addio
12 Gennaio 2015

di Mr. Clawful
Basta demonizzare il bullismo. Subire o mettere in atto prese in giro, riceve o inviare in chat o sul telefonino messaggi intimidatori, essere rinchiusi o rinchiudere un compagno di classe nello sgabuzzino delle scope durante la ricreazione, venire legati o legare un amico a un termosifone con il tubo di una manichetta antincendio, essere costretti o costringere un coetaneo a girare per i corridoi della scuola con un cartello attaccato sulle spalle con su scritto “SONO UN PANDA”, in realtà, fa bene. A dirlo non è il sanguigno presidente dell’Associazione americana dei marine in pensione, convinto che la vita sia un lungo percorso di addestramento da superare stringendo un coltello tra i denti, ma uno studio condotto da un gruppo di ricercatori dell’University of Connecticut, prestigioso ateneo fondato nel 1881 e unanimamente considerato come uno dei centri più all’avanguardia sulle ricerche neurobiologiche.
Nell’ambito di un progetto interdipartimentale focalizzato sullo sviluppo psicocognitivo in ambito scolastico, un team di scienziati guidati dal professor Wade Desarmo ha portato avanti, a partire dal 2012, una ricerca incentrata sul bullismo, basata sull’analisi delle relazioni esistenti tra il rendimento scolastico e le abitudini comportamentali e relazionali di un campione formato da 3.000 studenti tra i 14 e i 18 anni.
I risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Neuroscience, sono destinati a sollevare un polverone: i ricercatori hanno infatti scoperto che il bullismo, sia praticato attivamente, che subito, aiuta i giovani a sviluppare l'intelligenza, la fantasia, la capacità di adattamento e l’attitudine a risolvere problemi complessi in situazioni di stress in tempi rapidi.
“All’inizio della ricerca quello che abbiamo fatto è stato limitarci a osservare le normali interazioni che si sviluppavano tra ragazzi che frequentavano la stessa classe - spiega il professor Desarmo -. In poco tempo abbiamo individuato una serie di comportamenti vessatori posti in essere da alcuni soggetti, definiti “bullizzanti”, ai danni di altri, che abbiamo chiamato “bullizzati”. Lo screening del profitto scolastico di questi soggetti ci ha mostrato come il loro rendimento è andato costantemente aumentando nel corso di due trimestri sia nelle materie scientifiche che in quelle letterarie. Viceversa quello dei compagni estranei a fenomeni di bullismo ha registrato un andamento sostanzialmente piatto, senza grandi scostamenti dai valori inziali”. Dopo lo stadio iniziale dello studio, per essere sicuri della relazione diretta tra il bullismo o l’incremento delle facoltà mentali, i ricercatori si sono spinti oltre. “Travestendoci da professori, bidelli e personale scolastico abbiamo cominciato a incoraggiare i bullizzanti a calcare la mano, in modo da ottenere in tempi
Come si spiegano questi risultati? “In realtà - commenta Desarmo - è facile capire che se un bullo alto un metro e novanta ogni giorno mi chiude in bagno, mi asfalta con una serie di suplex degni di Hulk Hogan (stella del wrestling americano, ndr) mi ruba la merenda, dopo un po’ sarò costretto a prendere dei provvedimenti sia per fuggire dal luogo di domicilio coatto sia per non rinunciare al cibo che la mia mamma mi ha amorevolmente preparato. L’esistenza di questa necessità mi spingerà a trovare delle soluzioni al problema e questo porterà i miei neuroni a lavorare e a creare tra loro nuove connessioni. L’esito finale di tutto questo è, in parole povere, un aumento dell’intelligenza del soggetto bullizzato”. E per quanto riguarda i bulli? “Il discorso è analogo: se devo inventare quotidianamente pratiche vessatorie per delle vittime che tendono con estrema facilità ad adattarsi a quelle precedentemente poste in essere, i miei neuroni e le mie sinapsi saranno chiamate a uno sforzo costante, che accrescere le mie capacità cerebrali".
Dunque il bullismo fa bene? Va incoraggiato? “Siamo consapevoli che la nostra scoperta pone delle pesanti questioni morali. Non spetta a noi dare una risposta definitiva a queste domande, ma come scienziati non possiamo non interrogarci sulla questione o fingere che non esistano evidenze che ci dicono che il bullismo aumenta l’intelligenza di chi lo pratica e di chi lo subisce. Sarebbe come se - conclude il professor Desarmo - decidessimo di ignorare gli effetti positivi che l’assunzione di cioccolato ha sull’umore perché mangiarlo può provocare carie ai denti”.