vaffanculo addio
13 Gennaio 2014
di Trap Jaw
È di queste ore la notizia secondo cui Mikhail Kalashnikov, l'inventore del leggendario fucile d'assalto Ak-47, in punto di morte avrebbe scritto una lettera a Cirillo, il patriarca capo della Chiesa ortodossa russa che si chiama come il mio pizzaiolo di fiducia, per confessare il proprio senso di colpa per i milioni di caduti in tutto il mondo sotto i colpi dell'arma da lui progettata.
La notizia in sé non ci interessa menomamente, ma ci offre una ghiotta opportunità per parlare invece di un'altra questione che da sempre occupa uno spazio importante nel nostro cuore cibernetico (costituito da un precordi di nichel-cobalto innestato nel tessuto organico di un suino klatoniano): ossia sfatare il mito diffuso a livello planetario che vuole l'Ak 47 come il miglior fucile da guerra mai prodotto.
Un mito che si alimenta ormai da anni di opinioni tralatizie e sostanzialemente infondate, l'ultima delle quali è stata espressa nel 2002 niente meno che da Uzi Gal, l'israeliano inventore della mitraglietta Uzi, che di armi non possiamo certo sostenere che non se ne intendesse, ma che evidentemente in tarda età aveva perso qualche venerdì. Poco prima di morire, infatti Uzi aveva confessato a Kalashnikov: "Lei è il più ineguagliabile e competente costruttore di armi".
Con tutto il rispetto, ci sia consentito di dissentire. E con tutta la forza di cui siamo capaci. È nostra convinzione che la storia vada tramandata e studiata nella sua complessità, senza preconcetti e semplificazioni. Per questo, se si parla di fucili da guerra non si può non ricordare che mentre l'Ak-47 veniva mandato in produzione e successivamente adottato dalle truppe russe (tra il 1946 e il 1949, dopo un periodo di "prova" con il prototipo Ak-46), un'altra ben più ingegnosa ed elegante arma era già da tempo stata costruita: il Mosin-Nagant 91/30, evoluzione del primo modello, il glorioso Mosin-Nagant 1891.
Questo capolavoro di tecnica venne progettato dal colonnello Sergej Ivanovic Mosin, un ufficiale dell'artiglieria russa che lavorò per alcuni anni come ingegnere negli arsenali dello Zar a Tula.
Intorno al 1885 il colonnello Mosin partecipò agli studi compiuti per realizzare un nuovo fucile destinato all'esercito zarista, che continuava a impiegare l'ormai obsoleto fucile monocolpo Berdan.
I primi test furono compiuti nel 1890; oltre al fucile a un colpo disegnato dallo stesso Mosin, ne fu presentato un altro disegnato dai belgi Emil e Leon Nangat.
Alla fine si adottò un compromesso: un fucile Mosin con caricatore Nagant a 5 colpi. Era nato il Mosin-Nagant, che qualunque persona con un po' di sale in zucca non può non giudicare infinitamente migliore del goffo ed erratico Ak-47, buono per innaffiare di proiettili un autoblindo, ma non certo per regalare la soddisfazione di centrare in un occhio un kapò nazista da 300 metri di distanza senza neppure versare una goccia di sudore.
Consegnato alle truppe a partire dal 1891, inizialmente il fucile non venne battezzato con i nomi dei suoi progettisti, ma trehlinejnaja vintovka obrasca m1891 goda, ossia "fucile da tre linee", in riferimento al nuovo calibro da 7,62 mm equivalente al triplo di una "linea", una vecchia unità di misura russa. Il nome Mosin-Nagant fu adottato molto più tardi.
Qualcuno obietterà che le due armi non sono esattamente comparabili, essendo l'Ak-47 un fucile d'assalto in grado di sparare sia a colpo singolo sia in modalità automatica e il Mosin-Nagant un fucile bolt-action.
A questa obiezioni rispondiamo ricordando che qui stiamo parlando di fucili da guerra, utilizzati dalle truppe in un conflitto. E sotto questo punto di vista il Mosin-Nagant si dimostra infinitamente migliore del balordo Ak-47.
O per dirla come piace a noi, il Mosin-Nagant vale duecentesimi (e li potrebbe centrare anche da 300 metri, possibilmente collocati sulla fronte di un panda), mentre per l'Ak-47 non spenderemmo neanche metà del valore.