vaffanculo addio
29 Ottobre 2014
Ogni giorno il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi stupisce con nuove e deliranti esternazioni.
Noi della redazione abbiamo della sua persona e del suo esecutivo una pessima opinione.
Quello posto in essere dall’ex sindaco di Firenze e dalla sua ganga di dilettanti della politica, esponenti della più becera sinistra catto-altoborghese, è il più subdolo e pericoloso attacco ai principi democratici del nostro ordinamento e della nostra Costituzione dai tempi del Fascismo.
Una manovra di accentramento del potere e di concentrazione della ricchezza che parte dalla riforma tesa a trasformare il Senato in un organo non più eletto direttamente dai cittadini e arriva alla soppressione di quel poco che resta dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Passando per una riforma del sistema scolastico ed educativo che, privilegiando le materie tecniche a scapito di quelle umanistiche, mira a creare una classe di lavoratori a basso costo felicemente lobotomizzati dalla prospettiva di uno stipendio da 1.200 euro al mese.
Il rilancio dell’economia, primo passo per trascinare il nostro moribondo Paese fuori da un baratro fatto di arretratezza culturale, lobbismo, clientelarismo e logiche geronto-burocratiche, non passa per la continua e progressiva erosione dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, così come progettata dal governo con il plauso di Confindustria e dei sedicenti “grandi” imprenditori, ma per una loro dilatazione.
A cominciare dal diritto a un salario decente, che non si attesti come avviene attualmente per quello medio su un livello di mera sussistenza ma che consenta agli individui di coltivare il benessere loro e della propria famiglia, istruendosi, aggiornandosi costantemente, sviluppando il proprio intelletto e la propria capacità critica e dedicando il giusto tempo alla svago e al riposo. Una persona costretta a lavorare 50-60 ore a settimana (senza la possibilità di chiedere ferie per paura di non vedersi rinnovato il contratto) per poter semplicemente pagare un mutuo, le bollette e per comprare il cibo necessario a sostentarsi non ha materialmente soldi da spendere né tempo per farlo. Mentre lavorando 36 ore a settimana con uno stipendio più elevato avrebbe la possibilità di uscire di casa, girare per negozi, acquistare beni e servizi, andare a cena fuori con la famiglia, concedersi un viaggio ogni tanto, facendo girare, come dicono gli addetti ai lavori, l’economia.
Qualcuno continua a dire che non accorgersene è da stupidi. Noi, purtroppo, siamo più pessimisti e crediamo che non c’entri solo la stupidità (che ha comunque, analizzando la vicenda con il senno del lungo periodo, la sua buona parte), ma anche un preciso e colpevole calcolo.
Su una cosa, però, Renzi ha ragione: indietro non si torna. Prendiamone atto e opponiamoci ora e in ogni momento, con tutta la nostra forza e tutta la nostra intelligenza, a questo delirio.