Scomparso ormai da qualche anno Mosè, il decalogo sembra essere la forma giornalistica più diffusa nella Rete. Il facile disimpegno di chi scrive, è ben ripagato dall'allocco di turno che corre subito a leggere l'ennesimo decalogo. Ci siamo cascati tutti: i dieci telefilm più belli degli anni Ottanta, i dieci telefilm più brutti dei Novanta, i dieci sguardi più sexy delle donne, i dieci comportamenti più sconvenienti degli uomini, il decalogo dei fottuti cartoni animati e del " te lo ricordi il nonno di Heidi mentre faceva gli arrosticini?", i dieci ristoranti che fanno i più buoni supplì di Marte, i dieci migliori forni crematori dell'Est Europa, i dieci animali cotti più strani, il decalogo delle tribù più cannibali, persino quello delle mosche più simpatiche incontrate sulla propria strada facendo lo slalom tra escrementi di cane. È ora di dire basta a queste forme di giornalismo basate sul niente. È ora di scrivere notizie impegnandosi, andando sul campo, lottando per i propri ideali, battendosi per una libertà di stampa ben lontana dall'idea di un decalogo scritto comodamente davanti al pc di casa propria!
Come combattere questa assurda moda? Con un decalogo, naturalmente.
Ecco il decalogo degli argomenti da evitare su un qualsiasi sito di informazione (ad esempio, Repubblica.it, al momento in cui scriviamo, comprende quasi tutte le piaghe che andremo ad illustrarvi).
- I decaloghi: già detto, sono il male assoluto.
- Le videonotizie: nella maggior parte dei casi non aggiungono nulla a ciò che è già scritto nel titolo e nell'occhiello. Le immagini sono perlopiù rubate da altri siti, il servizio dura 10 secondi e la pubblicità che lo precede ne dura 20.
- Le fotogallery: signorine discinte in vacanza su isolotti di plastica, donne prima e dopo la chirurgia plastica, carapaci arenati su una spiaggia piena di bottiglie di plastica.
- Le citazioni fasulle: Voltaire, Oscar Wilde, i Maya, Jeff Scafati. È tutto falso.
- La gastronomia spicciola: i cuochi superstar che propongono le ricette della minestra di broccoli e patatine alla paprica, del purè di ciliegie, dei piccioni ripieni di anguria, facendole passare per languide leccornìe.
- Gli animali: i gatti contorsionisti, i cani squartati, il polpo fossile che si risveglia dall'eterno riposo e snocciola le quotazioni del Dow Jones.
- I fenomeni della Rete: la cantante monca, la suora cieca che lava un elefante in lavastoviglie, il bambino che fa ridere tutta la Rete giocando con (incredibile!) il suo ciuccio.
- I selfie: gli autoscatti dei famosi, di quelli che vorrebbero essere famosi e di quelli che non sono famosi.
- L'omofobia e il razzismo a sensazione: scandalo! qualcuno ha pronunciato la parola "gay" parlando dei gay! Qualcuno si è permesso di dare del kebabbaro a un kebabbaro, nonostante il suo kebab sia il migliore del mercato!
- L'indignazione su Twitter: l'hashtag del giorno lanciato da misteriosi influencer è stato ripreso financo dal popolino. Dilaga la mania! #tiriamolaporchettadearicciacontroigovernanti.
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Il giorno dopo, è tutto dimenticato.