vaffanculo addio
2 Luglio 2015
Nuovo colpo ai diritti dei lavoratori da parte del governo Renzi. Dal 29 giugno è entrato infatti in vigore il decreto legislativo n. 81/2015 (pubblicato sulla G.U. n. 144/2015), che contiene la nuova disciplina dei contratti di lavoro sancita da quel capolavoro arcaico-conservatorista del Jobs Act. Sono dunque legge effettiva anche le nuove norme sul demansionamento, che pongono nelle mani dei datori di lavoro il potere di cambiare unilateralmente e in piena autonomia le mansioni dei dipendenti, senza alcuna necessità di accordi sindacali o apposite previsioni dei contratti collettivi.
Il nuovo articolo 2103 del codice civile, pienamente operativo, fa salvo il principio in base al quale “il lavoratore deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni riconducibili allo stesso livello e categoria legale di inquadramento delle ultime effettivamente svolte”, salvo poi stabilire che “in caso di modifica degli assetti organizzativi aziendali che incide sulla posizione del lavoratore, lo stesso può essere assegnato a mansioni appartenenti al livello di inquadramento inferiore, purché rientranti nella medesima categoria legale”.
Ancora una volta l’esecutivo guidato da Renzi ripropone la favola della lotta al precariato che passa per una riforma basata sulla riduzione dei diritti, anziché su un loro effettivo e concreto adeguamento al mutato contesto economico. Nel lungo periodo, però, il Jobs Act non avrà alcun effetto sulla riduzione del numero dei precari ma sarà stato utile a raggiungere il reale scopo che i suoi autori e sostenitori si prefiggevano: l’ulteriore indebolimento della forza contrattuale dei lavoratori. Obiettivo perfettamente in linea la politica renziana, che colpisce i deboli e tutela i più forti.