vaffanculo addio
11 Giugno 2013
di Jeff Scafati
"Regalami una notte/dove ti lascerai andare/dove solo la luna/accompagnerà la passione/Con il fuoco del tuo corpo/che accende il mio petto/il nostro folle desiderio/ci farà perdere la ragione". Con ogni probabilità saranno questi i versi con cui il maestro Maelo Ruiz aprirà il suo concerto a Roma il 15 giugno, quando il Ruedalatina (in viale Della Bella Villa, 33) ospiterà un artista quasi sconosciuto nella nostra provinciale penisola ma considerato dai maggiori critici internazionali come uno dei più grandi interpreti della musica latinoamericana contemporanea.
Dischi d'oro, Latin Grammy Award, scalate delle classifiche che farebbero impallidire Reinhold Messner e dozzine di premi come miglior salsero di tutto il continente sudamericano sono il bagaglio che accompagna Maelo Ruiz nei suoi continui tour intorno al mondo. Viaggi, concerti ed eventi che hanno un solo ed unico obiettivo, diffondere in ogni angolo dell'orbe terracqueo la cultura e lo spirito della salsa.
Comunemente associato a un genere di ballo dal ritmo frenetico e carnascialesco divenuto popolare negli ultimi due decenni in tutto l'Occidente, il termine salsa indica in realtà qualcosa di molto più profondo e cerebrale. La salsa è un ritmo, un movimento da cui ha origine la rappresentazione di una cultura che, partita dall’America Latina, si è diffusa in ogni angolo del globo, trasformandosi ma rimanendo sempre riconoscibile e unica. Non dunque un semplice danza: intimamente intessuta di malinconia tropicale, cresciuta nei solar e nelle piazze di Cuba, la salsa si è tramutata in cronaca sociale di un’intera nazione. La sua melodia è stata il maggior mezzo per diffondere nel mondo la cubanìa, lo spirito dell’isola caraibica, che ha resistito a tutti i tentativi di contaminazione, ibridazione e destrutturazione della sua essenza.
“La salsa è conquista, è libertà, è il timbro distintivo dell’identità della nazione cubana”, spiega a duecentesimi la professoressa Sveva Calcagni-Squarcia, etnologa di fama internazionale, autrice di alcuni dei più importanti scritti antropologici sulla cultura di Cuba e rettrice dell'Universidad Autonoma de Guadalajara Campus Tabasco. "In questo senso non possiamo non riconoscere all'opera del maestro Maelo Ruiz un'importanza fondamentale, anzi fondante, oserei dire mitopoietica. E' infatti principalmente grazie alle sue composizioni che la salsa ha definitivamente travalicato i confini del continente natio e iniziato a colonizzare il resto del mondo, diffondendosi ovunque. Questo grande artista e poeta è riuscito a elaborare una revisione critica del concetto di acculturazione, proponendo una nuova lettura degli scambi tra culture cui l’antropologia e l’etnografia contemporanee sono profondamente debitrici".
I rumors diffusi dalla stampa internazionale sulla scaletta del concerto romano parlano di pezzi storici come "Te Amo", "El Reloj Cucú", "La Primera Noche", "La Dueña de Mi Corazón" e di brani tratti da alcuni dei più recenti dischi, quali "En Tiempo De Amor", "Puro Corazón" e "A Dos Épocas".
"Vedere Maelo Ruiz sul palco è un'opportunità che nessun appassionato di musica e di cultura dovrebbe lasciarsi scappare", conclude la professoressa Calcagni-Squarcia. "Artisti di questo livello nascono una volta ogni tre o quattro secoli. Se mi è concesso di esprimere un'opinione personale, perdere il suo concerto sarebbe delittuoso. Di più, granguignolesco".
Un giudizio che noi di duecentesimi condividiamo in pieno.