vaffanculo addio
16 Dicembre 2017
Alzi la mano, anzi la canna da pesca, chi non ha mai sognato di mangiare un carpaccio di Pesce Matsugoro, un filetto di Kokuren, un Itou al forno su letto di erbe e patate. O ancora una Carpa Cosmica grigliata, una Spada del Diavolo al cartoccio un fritto misto alla Gyoshin o un’insalata di mare alla Ippei. Ebbene i sogni di milioni di appassionati della pesca stanno per diventare realtà. A fine gennaio aprirà a Roma “La locanda di Sampei”, un ristorante specializzato in pesce in cui sarà possibile gustare piatti basati sulle avventure dell’indimenticato pescatore con le grandi orecchie a sventola, nato dalla fantasia di Takao Yaguchi, che lo fece protagonista prima di un manga di 65 episodi, (Tsurikichi Sanpei, letteralmente "Sanpei, il patito della pesca”) edito a partire dal 1973, e poi di un anime andato in onda dal 1980.
“In realtà questa idea me la portavo dietro da almeno 25 anni”, racconta Otello Calabrini, un ingegnere elettronico di 38 anni appassionato di cultura giapponese e, ovviamente, di pesca. “Mi sono appassionato a quello che considero il più grande amore della mia vita guardando da bambino in televisione le puntate di Sampei. Appena ho avuto l’età per muovermi da solo ho comprato un cappellone di paglia e ho iniziato ad andare in giro a pescare in mare, al lago, sui fiumi, nei torrenti e ovunque ci fossero pesci. Poi un giorno mi sono detto: sarebbe bellissimo poter mangiare quello che pescano Sampei e i suoi amici. Adesso dopo un quarto di secolo ho deciso di realizzare quel sogno”.
Ultimati i ritocchi finali il ristorante aprirà al pubblico il 25 gennaio a via Pian di Sco, nel quartiere Serpentara, a Nord di Roma.
“Ormai è praticamente tutto pronto”, continua eccitato l’ingegnere, che ha deciso di mollare il suo posto per mettersi dietro i fornelli. “I clienti resteranno stupiti dalla nostra cucina. Ci ho lavorato anni e per perfezionarmi ho seguito dei corsi di cucina a Jakarta, a Singapore e in diverse città della Cina e del Giappone. Ora sono pronto a lasciare di stucco tutti quelli che come me amano la buona cucina e non hanno mai dimenticato il mitico pescatore dalle orecchie a sventola”.