vaffanculo addio
10 Settembre 2013
Dal nostro inviato a Oriolo Romano Gennaro Kinoppi
Da sempre è lui che colora a tinte pastello le sfumature del paesaggio estivo, coprendo il verde rigoglio della bella stagione con pennellate di giallo, marrone, ocra e zafferano. Con la sua pingue epa, il cappello a tesa larga e un’aria un po’ blasé spunta qua e là per annunciare a tutti, in modo discreto ma inequivocabile, l’arrivo dell’autunno.
Puntuale come da tradizione, anche quest’anno il fungo porcino fa la sua comparsa per allietare i palati e le gole di quanti conoscono i raffinati piaceri che la sua divina polpa può regalare ai comuni mortali.
Ospite d’onore di decine e decine di sagre, degustazioni, convivi, simposi ed eventi, il Boletus edulis, come è conosciuto il nostro amico micete tra i botanici, sarà celebrato in pompa magna nel corso della decima edizione della Sagra del Fungo Porcino di Oriolo Romano, organizzata dalla Associazione Culturale Oriolo Romano in collaborazione con il Comune, la Pro Loco e circa 100 volontari.
Nei giorni 13, 14, 15, 20, 21 e 22 settembre Piazza Umberto I, all’ombra di Palazzo Altieri, farà da sfondo a un appuntamento ormai tradizionale per tutti i veri amanti del più gustoso dei boleti, con un menu miceto oriented studiato appositamente per esaltare i sapori e le fragranze che questo impareggiabile frutto della terra è in grado di offrire.
Per sciogliere l’appetito si può iniziare da una gustosa bruschetta alla crema di porcini, per poi lasciarsi rapire dalle voluttuose espressività di leccornie quali le classiche fettuccine, la zuppa ai funghi e fagioli, lo spezzatino e l’arista, il tutto accompagnato da porcini fritti e da pane con un impasto impreziosito dalla presenza del prelibato micete, che illustri versi ispirò a Ludovico Ariosto (In luogo d'occhi, di color di fungo / sotto la fronte ha due coccole d'osso ), Torquato Tasso (Altri di fango / si pasce e nutre, altri di funghi e d'alga, / altri d'erbe marine, over palustri, / o di quelle onde (di cui) i fiumi han verde il fondo), Giacomo Leopardi (Oh guata / un fungo, e quivi un altro: oh quanti funghi / usciti son per tutto appena han vista / quella poca di piova) e Giovanni Pascoli (È tacito, è grigio il mattino; / la terra ha un odore di funghi; / di gocciole è pieno il giardino).
Come recita l’antico adagio funghi e guai vengono senza seminarli. Ma grazie ai primi è possibile ogni tanto dimenticare i secondi.
In questo senso l’occasione che offre la Sagra di Oriolo Romano è ghiotta e vale duecentesimi.