vaffanculo addio
2 Maggio 2013
Più che un boom di bullismo lo si può definire un bullismo da boom. Secondo una ricerca appena pubblicata da un team internazionale di studiosi dell’Università di Dschagannath, in India, il rumore prodotto dagli aerei che rompono il muro del suono (chiamato “boom sonico” o “bang supersonico”) spingerebbe alcuni tipi di uccelli a commettere atti di prevaricazione e soverchieria sugli esemplari più piccoli della propria specie.
Il fenomeno è stato osservato e studiato nel corso di un'indagine condotta dagli scienziati tra il 2009 e il 2012 in diverse regioni del globo utilizzate normalmente per le esercitazioni degli aerei da combattimento: l’Isola Sverdrup, nel Nord del Canada; Capo Celiuskin, nel Nord della Russia; Orcadi Australi; Isole della Nuova Siberia e Mar di Sulu, tra le Filippine e il Borneo.
“Si tratta di uno studio nato per puro caso”, ha spiegato il professor Mendel von Castellan, capo del gruppo di ricercatori, nell’introduzione all’articolo pubblicato sulla rivista Acta scientiarum naturae. “Un giorno mi trovavo a sorvolare il Mar di Sulu a bordo di un volo di linea in fase di atterraggio nell’aeroporto di Davao, nel Sud delle Filippine. Eravamo a un altezza di circa 300 metri dal suolo, e io ero intento a osservare un coppia di uccelli che volava giocosamente vicino alla carlinga del nostro DC10 quando improvvisamente accanto al nostro aereo è sfrecciato un caccia non identificato che ha sfondato il muro del suono. Probabilmente, come spesso capita in quella zona, erano in corso esercitazioni militari segrete della marina cinese o sudcoreana. Pochi secondi dopo aver udito il bang supersonico, mi sono accorto che superato un iniziale stordimento, il volatile più grande si è lanciato contro il più piccolo come una catapulta, beccandolo ripetutamente sulla testa e cinguettandogli contro con fare evidentemente minaccioso”.
Incuriosito dallo strano fenomeno il professor von Castellan ha iniziato a cercare tracce di studi sugli effetti dei suoni sui volatili.“La dottrina in materia in realtà era molto scarsa e del tutto insufficiente. Quello che ho fatto, insieme ai miei colleghi, è stato mettere insieme tanti minuscoli indizi trovati in vari articoli scientifici. Alla fine ci siamo aggrappati a un’intuizione del professor Hiroshi Shiba: è stata quella che ci ha dato il là, spronandoci sulla giusta strada”.
Dopo aver osservato per tre anni il comportamento dei volatili esposti a un boom sonico il team di esperti dell’ateneo indiano è giunto a risultati che la maggior parte degli addetti ai lavori non ha esitato a definire incontrovertibili: il rumore prodotto dalla rottura del muro del suono da parte di un aereo può spingere un pennuto a bullizzare un suo simile.
“Una cosa importante da sottolineare è che la nostra ricerca è stata condotta su uccelli che si trovavano nel loro ambiente naturale. Si è trattato dunque di uno studio sul campo, perché sottoporre a un boom sonico degli uccelli in cattività sarebbe stato troppo costoso per la nostra università”, ha rivelato Von Catellan.
Nello studio gli scienziati sottolineano che il bang supersonico è un suono prodotto da un cosiddetto cono di Mach generato dalle onde d’urto create da un oggetto (ad esempio un aereo) che si muove, in un fluido (come l’aria) a una velocità superiore a quella del suono (1 236,24 chilometri orari a una temperatura di 20 gradi Celsius). La stimolazione del nervo uditivo dei volatili da parte di questo suono provoca una sorta di cortocircuito neurale nella zona del loro cervello nota con il nome di Ponte di Varolio, responsabile dell’aggressività. E proprio questo “tilt dei neuroni” sarebbe la scaturigine ultima del comportamento bullistico assunto da alcuni pennuti.
Chiarite le ragioni del fenomeno il lavoro dei ricercatori non si è però interrotto. “Stiamo lavorando a una soluzione. In base ai nostri dati il problema potrebbe essere facilmente arginato utilizzando dei piccoli tappi per le orecchie da applicare ai volatili che vivono nelle zone soggette al passaggio di aerei supersonici. Abbiamo giù condotto alcuni esperimenti in laboratorio, e i risultati ci sembrano assolutamente incoraggianti”, ha concluso von Castellan.